John Brugnoli “Giano D’Scud’Lein”: Il Fondatore Della Val Taro Musette Orchestra

Da Borgo Val di Taro a New York: la fisarmonica che fece ballare due continenti

Tra le molte storie di emigrazione nate nelle montagne dell’Alta Val Taro, quella di John Brugnoli è una delle più affascinanti.

Parla di musica, di amicizia, di viaggi e di identità.

Parla di un ragazzo nato a Borgo Val di Taro che attraversò l’oceano e riuscì a trasformare la fisarmonica in un ponte tra la sua valle e la grande comunità italiana di New York.

La sua vicenda racconta un aspetto poco conosciuto dell’emigrazione appenninica: non solo lavoro e sacrificio, ma anche cultura, divertimento e capacità di creare comunità lontano da casa.


Giano d’Scud’lein

Prima ancora di diventare John Brugnoli, era conosciuto con un soprannome che appartiene pienamente alla tradizione popolare valtarese: Giano d’Scud’lein.

È un nome che racchiude già un’intera storia.

Secondo la memoria tramandata dalla comunità, il soprannome derivava dal nonno, noto per l’abitudine di bere il vino da una scodella.

In poche parole si ritrovano molti elementi dell’Appennino di un tempo: la famiglia, il dialetto, la convivialità e quella capacità tutta montanara di trasformare un gesto quotidiano in un’identità destinata a durare per generazioni.

Anche dopo la partenza per l’America, quel soprannome continuò a ricordare le sue radici.


La musica nelle valli

Alla fine dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento la musica occupava un posto speciale nella vita delle comunità dell’Alta Val Taro.

Le feste di paese, le celebrazioni religiose e le occasioni di incontro erano accompagnate da strumenti che sarebbero diventati simboli della valle.

Tra questi, la fisarmonica occupava una posizione privilegiata.

Molti giovani imparavano a suonarla fin da ragazzi.

Alcuni sarebbero rimasti nelle vallate.

Altri, come John Brugnoli, avrebbero portato la loro musica oltre l’oceano.


La partenza per l’America

Nel 1928 John Brugnoli lasciò Borgo Val di Taro per raggiungere gli Stati Uniti.

Come molti emigranti dell’epoca, partiva con poche certezze e molte speranze.

La comunità italiana di New York offriva opportunità di lavoro ma anche un ambiente in cui mantenere vivo il legame con la terra d’origine.

Per gli emigranti la musica aveva un ruolo fondamentale.

Permetteva di ricordare il paese, di incontrarsi e di costruire nuove relazioni.

Brugnoli comprese subito il valore di questo linguaggio universale.


Una nuova vita a New York

Negli anni successivi la sua esperienza americana si consolidò.

Nel 1935 la famiglia riuscì a raggiungerlo a New York, completando un ricongiungimento che rappresentava il sogno di molti emigranti.

La città offriva nuove possibilità, ma anche nuove responsabilità.

Per chi proveniva dall’Appennino era importante mantenere viva la propria identità.

La musica diventò uno degli strumenti più efficaci per farlo.


Il Valtaro Restaurant

Nel 1936 John Brugnoli e il musicista Pete Delgrosso aprirono il Valtaro Restaurant.

Il nome scelto non era casuale.

Richiamava esplicitamente la valle d’origine.

Quel locale divenne molto più di un ristorante.

Fu un luogo di incontro per gli emigrati italiani, uno spazio in cui si mangiava, si ballava e si ascoltava musica.

Le note della fisarmonica accompagnavano serate che contribuivano a mantenere vivo il legame con le montagne dell’Appennino parmense.


La Val Taro Musette Orchestra

Da questa esperienza nacque anche la Val Taro Musette Orchestra, formazione destinata a diventare uno dei simboli musicali della comunità valtarese negli Stati Uniti.

La parola “musette” richiama un mondo musicale fatto di ballo, fisarmoniche e contaminazioni culturali.

È il risultato dell’incontro tra la tradizione italiana e quella delle comunità europee emigrate oltreoceano.

Attraverso questa orchestra, il nome della Val Taro raggiunse un pubblico molto più vasto di quello che le piccole comunità appenniniche avrebbero mai potuto immaginare.


Un ponte tra due mondi

La storia di John Brugnoli è importante perché mostra come l’emigrazione non sia stata soltanto una partenza.

È stata anche una trasformazione.

Le tradizioni musicali della valle non vennero abbandonate.

Furono reinterpretate, adattate e portate in nuovi contesti.

La fisarmonica diventò il simbolo di questo dialogo tra due mondi.

Da una parte Borgo Val di Taro.

Dall’altra New York.

In mezzo, una comunità che continuava a riconoscersi nelle stesse melodie.


Un riconoscimento alla carriera

Nel 1973 John Brugnoli e Pete Delgrosso ricevettero un importante riconoscimento alla carriera.

Era il segno di una lunga attività musicale e culturale che aveva accompagnato generazioni di emigrati.

Quel premio non celebrava soltanto due musicisti.

Celebrava una storia collettiva.

La storia di una valle che aveva saputo portare la propria identità fino alle grandi città del mondo.


Cronologia

1898
Nasce John Brugnoli a Borgo Val di Taro.

1928
Parte per gli Stati Uniti.

1935
Ricongiungimento della famiglia a New York.

1936
Apre il Valtaro Restaurant insieme a Pete Delgrosso.

1973
Riceve un riconoscimento alla carriera insieme a Pete Delgrosso.


Cosa raccontare al visitatore

La figura di John Brugnoli può essere inserita in un percorso dedicato alla musica e all’emigrazione della Val Taro.

Accanto ai grandi nomi della fisarmonica e del musette, rappresenta il collegamento tra la tradizione musicale locale e le comunità italiane all’estero.

La sua storia mostra come la cultura di un piccolo borgo appenninico sia riuscita a trovare spazio nelle grandi metropoli del Novecento.


Perché ricordarlo

John Brugnoli non è soltanto un musicista.

È il simbolo di una valle che ha saputo portare lontano la propria identità.

Attraverso la fisarmonica, il dialetto, il soprannome di famiglia e il nome stesso del Valtaro Restaurant, mantenne vivo il legame con Borgo Val di Taro anche a migliaia di chilometri di distanza.

Per chi visita oggi la valle, la sua storia ricorda che l’emigrazione non è fatta solo di partenze.

È fatta anche di memoria, musica e appartenenza.

E in poche figure questa verità emerge con la stessa forza che nella vita di Giano d’Scud’lein, il musicista che fece risuonare il nome della Val Taro nelle sale da ballo di New York.

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