La fisarmonica di Borgotaro che trovò casa a New York
Tra le tante storie di emigrazione partite dalle montagne della Val Taro, quella di Pietro Delgrosso racconta un viaggio particolare.
Non è il viaggio di un muratore, di un commerciante o di un cercatore di fortuna.
È il viaggio di una fisarmonica.
Dalle strade di Borgo Val di Taro alle sale da ballo di New York, la vita di Pietro Delgrosso — conosciuto oltreoceano come Pete e ricordato con il soprannome di Filumena — testimonia come la musica sia diventata uno dei linguaggi più efficaci dell’emigrazione valtarese.
La sua storia appartiene a quella straordinaria stagione in cui la Val Taro esportò nel mondo non soltanto persone, ma anche suoni, tradizioni e modi di stare insieme.
Filumena: un soprannome che viene dal paese
Come accade spesso nelle comunità appenniniche, prima ancora del nome ufficiale arrivava il soprannome.
Filumena era il modo con cui Pietro Delgrosso veniva identificato e riconosciuto.
I soprannomi, nelle vallate, erano una sorta di carta d’identità parallela.
Raccontavano famiglie, caratteri, episodi e relazioni.
Anche dopo l’emigrazione, questi nomi continuavano a viaggiare con le persone.
Era un modo per non perdere il legame con il paese d’origine.
Così Pietro Delgrosso diventò Pete a New York, ma rimase sempre Filumena per chi conosceva la sua storia.
La musica come passaporto
Nel primo Novecento la fisarmonica era uno degli strumenti più amati nelle comunità della Val Taro.
Accompagnava feste, matrimoni, balli e incontri popolari.
Molti giovani imparavano a suonarla fin da ragazzi.
Per alcuni diventò anche un mestiere.
Pietro Delgrosso apparteneva a questa generazione di musicisti che trasformarono la fisarmonica in un vero passaporto culturale.
Quando arrivò negli Stati Uniti, portò con sé non soltanto uno strumento musicale, ma un intero patrimonio di melodie e tradizioni.
Le serate del Bel Tabarin
A New York Delgrosso divenne noto per le sue esibizioni al Bel Tabarin, uno dei luoghi di ritrovo della comunità italiana.
Qui la musica svolgeva una funzione fondamentale.
Permetteva agli emigrati di sentirsi meno lontani da casa.
Le melodie della fisarmonica accompagnavano serate di ballo, amicizia e socialità.
Per molti italiani arrivati dall’Appennino, ascoltare quei brani significava ritrovare una parte della propria identità.
Pete Delgrosso divenne così una figura riconosciuta all’interno della comunità italoamericana.
La vigilia di Natale del 1936
Tra gli episodi più significativi della sua vita c’è una data precisa: la vigilia di Natale del 1936.
Insieme a John Brugnoli inaugurò il Valtaro Restaurant.
Il nome scelto non lasciava dubbi sulle origini dei fondatori.
Quel locale non era soltanto un’attività commerciale.
Era un pezzo di Val Taro trapiantato nel cuore di New York.
Le persone vi entravano per mangiare, ma anche per incontrarsi, parlare il dialetto, ascoltare musica e mantenere vivo il legame con la propria terra.
L’apertura durante la notte di Natale aggiunge un valore simbolico particolare.
Più che un semplice ristorante, sembrava una grande festa di comunità.
La nascita di un simbolo
Il Valtaro Restaurant diventò rapidamente uno dei punti di riferimento della comunità italiana.
La fisarmonica di Delgrosso e quella di Brugnoli accompagnavano serate che univano musica, ballo e convivialità.
La tradizione musicale della valle trovava una nuova casa oltreoceano.
In quegli anni nacque anche una delle esperienze più significative della musica emigrata valtarese: la stagione della Val Taro Musette Orchestra e delle formazioni che contribuirono a diffondere il musette e la fisarmonica italiana negli Stati Uniti.
Un riconoscimento alla carriera
Nel 1973 arrivò un importante riconoscimento.
Pietro Delgrosso e John Brugnoli ricevettero un premio alla carriera che celebrava decenni di attività musicale.
Il significato di quel riconoscimento andava oltre il valore artistico.
Era il riconoscimento di una storia collettiva.
La storia di una generazione di emigrati che aveva saputo trasformare la nostalgia in cultura e la memoria in musica.
Un ponte tra due mondi
La figura di Pietro Delgrosso rappresenta perfettamente il legame tra Borgotaro e la diaspora.
La sua vita dimostra che l’emigrazione non fu soltanto una questione economica.
Fu anche uno scambio culturale.
Le melodie apprese nelle vallate dell’Appennino arrivarono fino alle grandi città americane e continuarono a vivere in contesti completamente diversi.
Attraverso la fisarmonica, Delgrosso riuscì a mantenere un dialogo costante tra due mondi lontani.
Cronologia
Prima metà del Novecento
Pietro Delgrosso si afferma come fisarmonicista all’interno della comunità emigrata.
1936
Inaugurazione del Valtaro Restaurant a New York insieme a John Brugnoli, la vigilia di Natale.
1973
Premio alla carriera assegnato a Pietro Delgrosso e John Brugnoli.
Cosa raccontare al visitatore
La storia di Pietro Delgrosso può essere inserita all’interno di un percorso dedicato alla musica e all’emigrazione della Val Taro.
Accanto agli orsanti, ai gelatieri e ai commercianti emigrati, la sua figura mostra come anche la cultura musicale sia stata una componente fondamentale della diaspora.
La fisarmonica diventò un linguaggio universale capace di collegare le montagne dell’Appennino alle grandi metropoli del Novecento.
Perché ricordarlo
Pietro Delgrosso rappresenta una delle voci musicali più significative della comunità borgotarese emigrata.
La sua storia racconta un aspetto spesso trascurato dell’emigrazione: la capacità di creare luoghi di incontro e di identità attraverso la musica.
Tra il Bel Tabarin, il Valtaro Restaurant e le serate della comunità italiana di New York, la sua fisarmonica contribuì a mantenere vivo un legame che attraversava l’oceano.
Per chi visita oggi Borgo Val di Taro, la sua vicenda ricorda che la storia della valle non si è fermata alle montagne, ma ha continuato a risuonare molto lontano, seguendo il ritmo di una fisarmonica.