Borgo Val Di Taro / Borgotaro

Il cuore dell’Alta Val Taro tra mercato, memoria e Appennino

Borgo Val di Taro, per tutti Borgotaro, è il centro naturale dell’Alta Val Taro: un borgo di mercato, di transito e di memoria, cresciuto lungo il fiume e al centro delle vie che collegano Parma, la Liguria e la Toscana.

Qui la storia non è solo nei monumenti, ma anche nella forma urbana, nelle strade, nei portici, nelle chiese, nelle antiche mura, nella stazione ferroviaria, nei boschi e nella cultura del fungo porcino. Borgotaro è una città di montagna con l’anima di piccolo capoluogo: luogo di passaggio, commercio, resistenza civile e identità appenninica.

Le origini del territorio vengono ricondotte all’antica Turris, nucleo strategico già importante in età bizantina e poi longobarda. Il nome Borgo Val di Taro è documentato dal 1195, quando il centro comincia ad assumere un ruolo sempre più rilevante lungo i collegamenti tra la Pianura Padana e il mare.

Nel Medioevo Borgotaro attraversò il dominio di grandi famiglie e poteri: Malaspina, Fieschi, Visconti, Landi e Farnese. Ma uno degli episodi più forti della sua storia è la rivolta del 1578, quando la comunità si ribellò ai Landi e scelse di consegnarsi ai Farnese. È il racconto di un borgo che non subisce soltanto la storia, ma prova a decidere il proprio destino.

Nel Novecento Borgotaro fu protagonista anche della Resistenza. Dopo l’8 settembre 1943 il territorio accolse ex soldati, prigionieri alleati fuggiti e primi gruppi armati. Nell’estate del 1944 il capoluogo entrò nell’esperienza del territorio libero dell’Alta Val Taro. Per questo ruolo, nel 1985 il gonfalone comunale venne decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare.


Cronologia

1017 circa
Prime memorie legate ad alcune chiese storiche del territorio, tra cui San Martino e San Cristoforo di Val Vona.

1022
Inizio del lungo arco documentario conservato nelle memorie archivistiche legate al territorio.

1195
Il nome Borgo Val di Taro è documentato nelle fonti medievali.

1241 – 1248
Il borgo vive tensioni tra poteri locali, Piacenza e autorità superiori.

1253
Oberto Pallavicino occupa Borgotaro e ne colpisce le difese.

1257
Ubertino Landi rientra nel controllo del territorio, passaggio importante per la futura storia dello Stato Landi.

1293
È documentato un ospedale di Santa Maria nel borgo.

1449
Data collegata alla chiesa di San Domenico.

1473 – 1475
Anni di violente tensioni tra fazioni cittadine, seguiti da una fase di pacificazione.

1578
Rivolta contro i Landi e passaggio ai Farnese.

1610 – 1630 circa
La nuova cinta muraria farnesiana rafforza l’immagine urbana e militare del borgo.

1679
Istituzione dell’Archivio pubblico di Borgotaro.

1943 – 1944
Il territorio diventa uno dei nodi della Resistenza appenninica.

15 giugno 1944
Ingresso dei partigiani nel capoluogo.

1985
Medaglia d’Oro al Valor Militare al gonfalone comunale.


Cosa vedere

Centro storico

Il cuore di Borgotaro conserva l’impianto di un borgo di mercato: vie parallele, piazze, portici, palazzi storici e tracce delle antiche mura.

Palazzo Boveri

Uno degli edifici più rappresentativi del centro storico, legato alla memoria urbana e civile del borgo.

Chiesa di Sant’Antonino

Luogo religioso centrale per la storia cittadina.

Chiesa di San Domenico

Una delle testimonianze storiche più importanti del patrimonio ecclesiastico locale.

Museo del Fungo Porcino

Racconta il legame profondo tra Borgotaro, i boschi, la raccolta, il commercio e la cultura gastronomica del territorio.

Resti delle mura

Tracce della Borgotaro fortificata, utile per immaginare il borgo come presidio di frontiera.

Frazioni e chiese storiche

Tiedoli, Baselica, Val Vona e gli altri nuclei raccontano un territorio molto più ampio del solo capoluogo.

Riserva dei Ghirardi

Un luogo ideale per scoprire biodiversità, turismo lento, boschi, prati e paesaggio agricolo appenninico.


Il fungo porcino: identità del territorio

A Borgotaro il fungo porcino non è soltanto un prodotto tipico: è cultura, economia, memoria familiare e paesaggio.

I boschi attorno al borgo hanno costruito nel tempo una reputazione conosciuta ben oltre la valle. Raccolta, essiccazione, commercio, cucina e mercati stagionali fanno del porcino uno dei simboli più forti dell’Alta Val Taro.

Il Museo del Fungo permette di trasformare questa tradizione in un percorso di visita: dal bosco alla tavola, dalla conoscenza dell’habitat alla gastronomia.


Resistenza e memoria civile

Borgotaro è uno dei luoghi centrali della memoria partigiana dell’Appennino parmense.

Tra il 1943 e il 1944 strade, ponti, stazione, gallerie e passi di montagna diventarono luoghi strategici della guerra di liberazione. Il territorio vide azioni armate, collegamenti tra bande partigiane, passaggi verso il crinale e momenti di amministrazione libera.

Questa storia rende il borgo non solo una meta turistica, ma anche un luogo di memoria civile.


Aneddoti e tradizioni

L’aneddoto più forte è quello della “città che sceglie il proprio principe”. Nel 1578 Borgotaro si ribellò ai Landi e si affidò ai Farnese: una vicenda che racconta il carattere civico del borgo e la sua capacità di essere protagonista della propria storia.

Un altro filo narrativo importante è quello delle fazioni cittadine. Famiglie, alleanze e scontri interni mostrano una Borgotaro viva, politica, complessa, lontana dall’immagine di un semplice borgo di montagna.

E poi c’è il fungo porcino: non solo sapore, ma rito stagionale, lavoro, bosco, commercio e identità condivisa.


Volti e memoria urbana

Borgotaro può essere raccontata anche attraverso i suoi personaggi: giornalisti, musicisti, sportivi, amministratori, emigranti, figure della Resistenza e della memoria civile.

Il percorso urbano dedicato ai volti del territorio, con murales e QR code, rende questa memoria visibile nello spazio pubblico e trasforma il centro storico in un racconto a cielo aperto.

Tra le storie da collegare: Ermanno Stradelli, Eugenio Bersellini, Bruno Raschi, Amleto Vergiati, Rosetta Solari, Giorgio Gaslini, James Gandolfini attraverso la radice familiare di Tiedoli, Don Guido Anelli, Mario Tommasini, Tony Murena, Louis Ferrari, Lino Leonardi e le figure legate alla memoria delle deportazioni e dell’emigrazione.


Perché visitarla

Borgotaro è perfetta per chi cerca un Appennino autentico: storia urbana, buon cibo, boschi, cammini, memoria partigiana e paesaggi di crinale.

È il punto di partenza ideale per scoprire l’Alta Val Taro: dai vicoli del centro ai sentieri nei boschi, dal Museo del Fungo alla Riserva dei Ghirardi, dalle chiese storiche alle strade che salgono verso Liguria e Toscana.

Attribuzione: Turismo Valtaro – Borgotaro.

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