Il borgo dello Zizzola tra trote, emigrazione e storie di orsanti
Casale Val Taro è uno dei piccoli borghi più caratteristici dell’Alta Val Taro: un paese legato all’acqua, ai sentieri di confine e alle grandi storie di emigrazione appenninica.
Adagiato lungo il torrente Zizzola, tra boschi e rilievi che guardano verso la Liguria, Casale racconta una montagna fatta di lavoro, partenze, mestieri ambulanti e comunità profondamente legate al territorio.
La sua storia documentata inizia molto presto. Un atto dell’8 luglio 988 ricorda già beni presenti nella zona e collegati al vescovo piacentino Sigolfo, mostrando come questo territorio fosse abitato e organizzato già nel pieno dell’età medievale.
Nel corso dei secoli il paese si sviluppò come comunità rurale di confine, in relazione con Tarsogno, Tornolo, la Liguria e gli altri borghi della valle.
Il paesaggio è ancora oggi il vero protagonista: il torrente Zizzola, i boschi, i rii che segnano i confini naturali e le strade che collegano il borgo ai passi appenninici raccontano un territorio dove acqua e montagna hanno modellato la vita quotidiana.
Cronologia
8 luglio 988
Primo documento conosciuto relativo a beni nella zona di Casale.
1829
Restauro della chiesa del borgo.
1847
Datazione della statua della Madonna con Bambino custodita nella chiesa.
1978
Nuovi interventi di restauro dell’edificio religioso.
Il torrente Zizzola
Il simbolo naturale di Casale Val Taro è il torrente Zizzola.
Le descrizioni storiche ricordano questo corso d’acqua per la qualità delle sue trote, considerate particolarmente pregiate per quantità, dimensione e sapore.
Lo Zizzola nasce dalle zone del Monte Penna e accompagna il paesaggio del borgo fino al Taro, creando un ambiente ricco di vegetazione, sentieri e piccoli ponti.
Anche il rio Preosa e il rio Catto contribuiscono a definire il carattere di confine del territorio, separando l’area rispettivamente dalla Liguria e da Carniglia.
Gli orsanti e l’emigrazione
Uno degli aspetti più affascinanti della storia di Casale è il legame con gli orsanti, artisti ambulanti che viaggiavano in Europa con animali addestrati, musiche e spettacoli.
La tradizione locale ricorda in particolare la famiglia Granelli e le esibizioni in Prussia e in altri paesi europei.
Tra i racconti più curiosi si tramanda quello di un cavallo capace di indicare l’ora battendo lo zoccolo e di un piccolo cane danzante che raccoglieva offerte dal pubblico.
Queste storie raccontano una forma di emigrazione povera ma ingegnosa, tipica dell’Appennino tra Ottocento e Novecento.
Casale Val Taro diventa così parte della grande storia dei valtaresi emigrati nel mondo.
Cosa vedere
Chiesa di San Pietro in Vincoli
Cuore religioso del borgo e luogo centrale della comunità.
Torrente Zizzola
Paesaggi d’acqua, sentieri e ambienti naturali tipici dell’Appennino.
Borgo storico
Case in pietra e scorci della montagna parmense.
Oratori del territorio
- Madonna Consolata ai Truffelli
- Madonna della Guardia ai Vanini
- San Rocco a Casale
Itinerari verso Compiano e Isola
Percorsi ideali per turismo lento, trekking e fotografia di paesaggio.
Tradizioni e vita comunitaria
La festa patronale, celebrata la prima domenica di agosto, continua ancora oggi a rappresentare un momento importante di incontro e ritorno per la comunità.
Come molti piccoli borghi dell’Appennino, anche Casale Val Taro ha conosciuto partenze verso America, Francia, Liguria e pianura padana, mantenendo però un forte legame con il paese d’origine.
Le storie degli emigranti, degli orsanti e dei mestieri ambulanti fanno parte dell’identità stessa del borgo.
Un paese di confine
La posizione geografica di Casale ha sempre favorito il contatto tra territori diversi.
Qui la montagna parmense incontra la Liguria attraverso sentieri, torrenti e percorsi di crinale. Per questo il borgo può essere raccontato come una piccola porta dell’Appennino: un luogo dove natura, emigrazione e memoria popolare si intrecciano continuamente.
Perché visitarla
Casale Val Taro è ideale per chi cerca l’Appennino meno conosciuto e più autentico.
È un luogo perfetto per scoprire piccoli borghi, torrenti, storie di emigranti e antichi mestieri, vivendo un territorio dove il paesaggio naturale e la memoria umana continuano ancora oggi a raccontarsi insieme.