La pieve che univa le comunità dell’Appennino
Calice è uno dei luoghi più importanti per comprendere la storia religiosa e territoriale dell’Appennino parmense.
Qui la parola “pieve” non indica soltanto una chiesa, ma un vero centro di organizzazione della montagna: un luogo da cui dipendevano cappelle, borghi, sentieri e comunità sparse tra la Val Ceno, la Val di Lecca e persino i territori verso la Val d’Aveto e la Liguria.
Per secoli Calice fu uno dei grandi punti di riferimento religiosi delle vallate appenniniche. Le sue dipendenze raggiungevano luoghi come San Pietro di Torrio, Ascona, Santo Stefano, Caregli e Borzonasca, mostrando quanto queste montagne fossero collegate attraverso pievi, cammini e relazioni comunitarie.
La storia della pieve si intreccia con quella di Drusco, altro importante centro religioso della zona. Nel corso del tempo il titolo pievano si spostò progressivamente verso Drusco, in una trasformazione documentata ma non ancora completamente chiarita dagli studiosi.
Proprio questo rende Calice affascinante: un luogo dove gli archivi raccontano cambiamenti di potere, organizzazione religiosa e vita quotidiana delle comunità montane.
Nel 1722, con un decreto vescovile, Calice, Casalporino e Romezzano ottennero l’autonomia parrocchiale rispetto a Drusco. A sostegno delle nuove comunità religiose intervenne anche una dote in grano concessa dal duca Francesco I Farnese.
Cronologia
1369
Drusco è ricordata come dipendente dalla pieve di Calice.
1590
Le trasformazioni ecclesiastiche della zona vengono collegate a nuove direttive religiose e amministrative.
1597
Le visite pastorali documentano una vasta rete di comunità dipendenti tra Val Ceno e Alta Val Taro.
1606
Una visita pastorale registra il vescovo nella chiesa di Sant’Apollinare di Calice.
7 dicembre 1722
Calice, Casalporino e Romezzano diventano parrocchie autonome.
1931
La campana storica del campanile viene colpita da un fulmine.
La chiesa e il sistema delle pievi
Visitare Calice significa entrare nel mondo delle antiche pievi appenniniche.
Per secoli questi luoghi furono molto più che edifici religiosi:
- amministravano comunità sparse
- organizzavano feste e riti
- gestivano territori di montagna
- collegavano villaggi lontani
- scandivano il tempo della vita quotidiana
La chiesa custodisce ancora oggi elementi di grande interesse:
- una statua lignea di Sant’Apollinare
- un’ancona seicentesca di gusto cremonese
- altari e arredi storici
- il campanile con l’antica campana rifusa nel 1606
La festa di Sant’Apollinare, celebrata il 23 luglio, continua a rappresentare uno dei momenti più sentiti della tradizione locale.
Il “mistero” di Calice e Drusco
Uno degli aspetti più curiosi della storia locale riguarda il rapporto tra Calice e Drusco.
La documentazione mostra infatti uno spostamento della centralità religiosa tra le due località, ma le ragioni profonde di questo cambiamento restano ancora oggi in parte da chiarire.
È una sorta di piccolo “mistero d’archivio” dell’Appennino parmense: carte, visite pastorali e decreti raccontano il cambiamento, ma lasciano aperte molte domande sulla vita concreta delle comunità della valle.
Il grano della parrocchia
Un dettaglio molto significativo della storia di Calice è la dote in grano concessa nel Settecento alle nuove parrocchie autonome.
Questo episodio mostra bene come, nelle montagne appenniniche, religione ed economia fossero strettamente intrecciate. Le comunità non vivevano solo di fede, ma anche di risorse concrete necessarie a mantenere sacerdoti, edifici e vita collettiva.
Il “grano della parrocchia” diventa così simbolo della solidarietà e dell’organizzazione delle comunità montane.
Cosa vedere
Chiesa di Sant’Apollinare
Cuore storico e religioso del borgo.
Campanile storico
Con la campana rifusa nel 1606 e segnata dall’episodio del fulmine del 1931.
Borgo di Calice
Case in pietra e atmosfere autentiche dell’Appennino parmense.
Paesaggio tra Taro e Ceno
Boschi, prati e percorsi che collegano le vallate storicamente legate alla pieve.
Itinerari verso Drusco, Casalporino e Romezzano
Perfetti per comprendere il sistema storico delle pievi e delle comunità montane.
Perché visitarla
Calice è ideale per chi vuole scoprire l’Appennino storico e religioso più autentico.
È una tappa perfetta per comprendere come le pievi abbiano costruito per secoli la vita delle vallate: non soltanto luoghi di culto, ma veri centri di organizzazione della montagna, capaci di collegare borghi, famiglie e territori lontani.