Val Taro Musette Orchestra: Borgotaro, New York E Il Suono Dell’Emigrazione

Quando la musica della valle arrivò a Manhattan

Tra le storie più affascinanti dell’emigrazione valtarese non ci sono soltanto gelaterie, ristoranti o attività commerciali. C’è anche una storia fatta di fisarmoniche, sale da ballo, valzer e nostalgia.

È la storia della Val Taro Musette Orchestra, un’esperienza musicale che trasformò il nome della valle in un simbolo riconoscibile per centinaia di emigrati italiani negli Stati Uniti.

Per comprendere davvero questa vicenda bisogna immaginare la New York degli anni Trenta. Migliaia di italiani provenienti da piccoli paesi e vallate cercavano lavoro, costruivano nuove famiglie e provavano a mantenere un legame con la terra d’origine.

Per molti di loro quel legame aveva un suono preciso.

Il suono della fisarmonica.


Una valle che esportava musicisti

La storia della Val Taro è strettamente legata alla musica.

Per generazioni, nelle case e nelle feste dei paesi appenninici, la fisarmonica accompagnò momenti di incontro, celebrazioni religiose e feste popolari.

Da questo ambiente nacquero musicisti che portarono la loro arte ben oltre i confini della valle.

Nel Novecento molti di loro partirono verso la Francia e gli Stati Uniti.

Non lasciarono soltanto il paese.

Portarono con sé un repertorio fatto di polke, mazurche, valzer e melodie popolari che sarebbero diventate parte della vita delle comunità italiane all’estero.


La partenza verso l’America

Tra i protagonisti di questa storia emerge la figura di John Brugnoli.

Partito da Borgo Val di Taro alla fine degli anni Venti, raggiunse New York in un periodo in cui la comunità italiana era già numerosa e ben radicata.

Come molti emigranti, iniziò una nuova vita senza dimenticare le proprie origini.

Anzi, proprio quelle origini sarebbero diventate il cuore della sua attività musicale.

Quando la famiglia riuscì a raggiungerlo negli Stati Uniti, il progetto di costruire qualcosa di duraturo divenne ancora più concreto.


La vigilia di Natale del 1936

La data simbolo di questa storia è la vigilia di Natale del 1936.

Quella sera John Brugnoli e Pietro Delgrosso inaugurarono il Valtaro Restaurant sulla Second Avenue di New York.

La scelta del nome era tutto tranne che casuale.

Non si chiamava semplicemente “ristorante italiano”.

Portava il nome della valle.

Era una dichiarazione di appartenenza.

Una piccola porzione di Appennino trasferita nel cuore di Manhattan.


Più di un ristorante

Il Valtaro Restaurant non era soltanto un locale.

Era una comunità.

Chi vi entrava trovava cucina italiana, ma soprattutto ritrovava persone, accenti, racconti e ricordi.

Al centro di tutto c’era la musica.

Le serate erano animate da fisarmoniche e orchestre che eseguivano il repertorio amato dagli emigrati.

I balli diventavano un modo per mantenere viva l’identità della valle.

Per molte famiglie, il Valtaro Restaurant era il luogo dove sentirsi ancora a casa.


Nasce un suono riconoscibile

Fu in questo contesto che prese forma la Val Taro Musette Orchestra.

Il termine “musette” richiama una tradizione musicale che univa la fisarmonica europea, il ballo e la vita delle comunità emigranti.

Le melodie della valle si mescolarono con influenze francesi, americane e italiane, dando vita a uno stile riconoscibile.

La musica della Val Taro non rimase immobile.

Si trasformò.

E proprio per questo riuscì a sopravvivere.


Una piccola patria musicale

Il vero successo della Val Taro Musette Orchestra non si misura soltanto nei concerti o nei musicisti coinvolti.

Si misura nella capacità di creare un luogo simbolico.

Per gli emigrati la valle diventava qualcosa che poteva essere ascoltato.

Ogni valzer, ogni polka e ogni mazurca riportavano alla memoria i paesi lasciati alle spalle.

Il nome stesso dell’orchestra e del locale funzionava come una dichiarazione identitaria.

La Val Taro non era più soltanto una valle dell’Appennino.

Era una presenza viva nella vita quotidiana degli italiani di New York.


La fine di un’epoca

Nel 1961 il Valtaro Restaurant chiuse i battenti.

Si concludeva una stagione importante della vita della comunità valtarese emigrata.

Ma la sua eredità non scomparve.

Le registrazioni, i ricordi e le storie tramandate continuarono a mantenere viva la memoria di quel luogo.

Anni dopo, il lavoro svolto da John Brugnoli e Pietro Delgrosso sarebbe stato riconosciuto pubblicamente con un prestigioso premio alla carriera.


Un patrimonio della diaspora

La vicenda della Val Taro Musette Orchestra rappresenta oggi uno dei capitoli più importanti della storia culturale dell’emigrazione appenninica.

Racconta come una comunità sia riuscita a trasformare la nostalgia in creatività.

Come una valle di montagna sia diventata un nome conosciuto nella New York italiana.

E come la musica abbia costruito un ponte stabile tra due mondi lontani.


Cronologia

1928
John Brugnoli emigra negli Stati Uniti.

1935
La sua famiglia lo raggiunge a New York.

1936
Inaugurazione del Valtaro Restaurant sulla Second Avenue, la vigilia di Natale.

1936-1961
Anni di attività del locale e della stagione della Val Taro Musette Orchestra.

1961
Chiusura del Valtaro Restaurant.

1973
Riconoscimento alla carriera per John Brugnoli e Pietro Delgrosso.


Cosa raccontare al visitatore

La storia della Val Taro Musette Orchestra può essere collegata a:

  • Borgo Val di Taro e la tradizione musicale locale;
  • le figure di John Brugnoli, Pietro Delgrosso e Peter Spagnoli;
  • la grande emigrazione valtarese verso gli Stati Uniti;
  • il rapporto tra musica, identità e memoria.

Perché ricordarla

La Val Taro Musette Orchestra racconta qualcosa che va oltre la musica.

Racconta il bisogno umano di conservare le proprie radici.

Nel nome del Valtaro Restaurant, nelle fisarmoniche che animavano le serate e nei balli degli emigrati, la valle continuava a esistere anche a migliaia di chilometri di distanza.

Per chi visita oggi la Val Taro, questa storia rappresenta una delle prove più belle di quanto un piccolo territorio possa lasciare un segno nel mondo.

Non attraverso la forza o la ricchezza.

Ma attraverso la musica, la memoria e il senso di appartenenza.

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