Da Borgo Val di Taro all’Arandora Star: una storia di emigrazione, guerra e memoria
Le storie dell’emigrazione sono spesso raccontate attraverso il lavoro, il successo e la capacità di costruire una nuova vita lontano da casa.
Ma esiste anche un’altra faccia della migrazione.
Quella della fragilità.
Della distanza.
Delle conseguenze che le grandi vicende della storia possono avere sulle persone comuni.
La vita di Giuseppe Delgrosso racconta proprio questo.
Nato a Borgo Val di Taro nel 1889, trascorse parte della propria vita in Scozia, come molti emigranti provenienti dalla Val Taro. La sua storia si intrecciò però con uno degli episodi più dolorosi vissuti dalla comunità italiana nel Regno Unito durante la Seconda guerra mondiale: il naufragio dell’Arandora Star.
Attraverso la sua vicenda si può comprendere come la storia dell’emigrazione non sia fatta soltanto di partenze e opportunità, ma anche di sacrifici e tragedie.
Partire dalla Val Taro
Alla fine dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento, migliaia di abitanti delle vallate appenniniche lasciarono i propri paesi per cercare nuove possibilità all’estero.
Le destinazioni più frequenti erano la Francia, il Galles, la Scozia, l’Inghilterra e successivamente le Americhe.
Molti emigranti provenienti da Borgo Val di Taro e dai paesi vicini trovarono lavoro nella ristorazione, nelle gelaterie, nei caffè e nel commercio alimentare.
Anche Giuseppe Delgrosso seguì questo percorso.
Come tanti altri valtaresi costruì la propria esistenza lontano dalle montagne in cui era nato.
La comunità valtarese in Gran Bretagna
Nel corso degli anni si formò una vera rete di famiglie provenienti dalla Val Taro e dalla Val Ceno.
Le comunità emigrate mantennero forti legami con il territorio d’origine.
I cognomi si ritrovavano nelle stesse città, nei medesimi quartieri e spesso nelle stesse attività commerciali.
L’emigrazione non era un’esperienza individuale.
Era una storia collettiva.
Per questo motivo le vicende di Giuseppe Delgrosso non riguardano soltanto una persona, ma un’intera comunità dispersa tra l’Appennino e il Regno Unito.
La guerra cambia tutto
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale la situazione degli italiani residenti in Gran Bretagna cambiò improvvisamente.
Molti emigrati, pur vivendo da anni nel paese e pur avendo costruito lì la propria vita, vennero considerati cittadini di una nazione nemica.
Le autorità britanniche adottarono misure di internamento che coinvolsero centinaia di persone.
Molti italiani furono radunati e trasferiti su navi destinate al trasporto degli internati.
Tra loro vi era anche Giuseppe Delgrosso.
L’Arandora Star
Il 2 luglio 1940 il transatlantico Arandora Star salpò trasportando numerosi internati italiani e tedeschi.
Durante la navigazione la nave venne colpita e affondata.
La tragedia provocò la morte di centinaia di persone.
Tra le vittime vi furono moltissimi italiani e un numero particolarmente elevato di emigranti provenienti dalla Val Taro e dalla Val Ceno.
Per le comunità appenniniche fu uno shock profondo.
Intere famiglie persero parenti, amici e conoscenti.
Il mare, che per molti emigranti aveva rappresentato una via verso una nuova vita, si trasformò improvvisamente in un luogo di dolore.
Il destino di Giuseppe Delgrosso
Tra coloro che non sopravvissero al naufragio vi era Giuseppe Delgrosso.
La sua storia personale divenne parte di una tragedia collettiva che colpì duramente le comunità italiane della Gran Bretagna.
Secondo le testimonianze tramandate, il suo corpo venne ritrovato sull’isola di Colonsay, nelle Ebridi scozzesi.
Questo dettaglio contribuì a creare un legame particolare tra quella piccola isola e la comunità di Borgo Val di Taro.
Un legame nato dal mare
La memoria dell’Arandora Star non si è fermata al ricordo della tragedia.
Nel corso del tempo si è trasformata anche in una storia di solidarietà e di rapporti umani.
Gli abitanti di Colonsay, che accolsero e custodirono la memoria delle vittime ritrovate sulle proprie coste, svilupparono un rapporto speciale con Borgo Val di Taro.
Da una vicenda dolorosa nacque una forma di amicizia civile che ancora oggi rappresenta uno degli aspetti più significativi di questa storia.
Una memoria che attraversa generazioni
La figura di Giuseppe Delgrosso aiuta a comprendere quanto l’emigrazione abbia inciso sulla storia delle vallate.
Le partenze non portarono soltanto opportunità economiche.
Esponevano anche a rischi, incertezze e conseguenze imprevedibili.
Per questo motivo il ricordo dell’Arandora Star occupa un posto importante nella memoria collettiva della Val Taro.
Non racconta soltanto una tragedia.
Racconta il valore delle comunità e dei legami che resistono nel tempo.
Cronologia
1889
Nasce a Borgo Val di Taro.
Primi decenni del Novecento
Emigra in Scozia come molti altri valtaresi.
2 luglio 1940
Muore nel naufragio dell’Arandora Star.
1940
Il suo corpo viene ritrovato sull’isola di Colonsay.
Cosa raccontare al visitatore
La figura di Giuseppe Delgrosso permette di collegare:
- Borgo Val di Taro e la grande emigrazione verso il Regno Unito;
- la tragedia dell’Arandora Star;
- le comunità valtaresi della Scozia;
- il rapporto di memoria tra Colonsay e Borgo Val di Taro;
- la storia dell’emigrazione durante la Seconda guerra mondiale.
Perché ricordarlo
La storia di Giuseppe Delgrosso è importante perché mostra una dimensione dell’emigrazione spesso dimenticata.
Non tutte le storie terminano con il successo economico o il ritorno a casa.
Alcune raccontano la vulnerabilità di persone che, pur vivendo lontano dall’Italia da molti anni, si trovarono travolte dagli eventi della guerra.
Per il visitatore contemporaneo la sua vicenda rappresenta una lezione di memoria.
Ricorda che dietro i numeri delle migrazioni esistono volti, famiglie e vite reali.
E dimostra come un piccolo paese dell’Appennino possa essere collegato, attraverso una storia umana, a una lontana isola scozzese e a uno dei capitoli più dolorosi del Novecento europeo.