Il “sergente di ferro” che portò Borgo Val di Taro sul tetto del calcio italiano
Ci sono persone che riescono a rappresentare il carattere di una terra anche senza parlarne.
Eugenio Bersellini è una di queste.
Nato a Borgo Val di Taro il 10 giugno 1936, Bersellini è stato uno degli allenatori più importanti del calcio italiano del secondo Novecento.
Il suo nome è legato soprattutto all’Inter campione d’Italia e alla Sampdoria degli anni Ottanta, ma la sua storia comincia tra le montagne della Val Taro, dove imparò quei valori di determinazione, sacrificio e concretezza che avrebbero caratterizzato tutta la sua carriera.
Per chi visita oggi Borgo Val di Taro, Eugenio Bersellini rappresenta uno dei volti più conosciuti del territorio.
La sua vicenda dimostra come anche un piccolo centro dell’Appennino possa diventare il punto di partenza di una storia capace di raggiungere i più grandi stadi d’Italia.
Un ragazzo della Val Taro
Negli anni Trenta e Quaranta Borgo Val di Taro era una comunità dove lo sport rappresentava un momento importante della vita collettiva.
Le partite di calcio erano occasioni di incontro e di festa, mentre i campi di gioco diventavano luoghi in cui i giovani imparavano il valore della disciplina e del lavoro di squadra.
Fu in questo ambiente che crebbe Eugenio Bersellini.
La montagna insegnava il rispetto per la fatica.
Il calcio offriva la possibilità di trasformare quella fatica in una passione.
Dal campo alla panchina
Prima di diventare uno degli allenatori più conosciuti d’Italia, Bersellini fu calciatore.
L’esperienza maturata sul terreno di gioco gli permise di conoscere a fondo il calcio e di sviluppare una visione tecnica che avrebbe poi caratterizzato il suo lavoro in panchina.
Il passaggio da giocatore ad allenatore segnò l’inizio della fase più importante della sua carriera.
Fu allora che il suo nome iniziò a diventare familiare agli appassionati di tutta Italia.
Il “sergente di ferro”
Il soprannome che lo accompagnò per tutta la carriera racconta molto del suo carattere.
“Sergente di ferro”.
Non era un titolo ufficiale, ma una definizione giornalistica nata per descrivere il suo modo di allenare.
Bersellini era conosciuto per la disciplina, la preparazione atletica e la grande attenzione al lavoro quotidiano.
Per lui il successo non nasceva dal caso.
Era il risultato dell’impegno costante, dell’organizzazione e della capacità di costruire un gruppo.
Questo approccio gli valse il rispetto dei giocatori e degli avversari.
Lo scudetto con l’Inter
Il momento più celebre della sua carriera arrivò nella stagione 1979-1980.
Alla guida dell’Inter conquistò il campionato italiano, riportando il club milanese sul gradino più alto del calcio nazionale.
Quel successo rappresenta ancora oggi uno dei risultati più importanti della sua attività di allenatore.
Accanto allo scudetto arrivarono anche due Coppe Italia, conquistate nel 1978 e nel 1982.
Questi traguardi lo inserirono definitivamente tra i protagonisti del calcio italiano.
La Sampdoria
Dopo l’esperienza all’Inter, Bersellini continuò il proprio percorso alla guida di altre importanti società.
Tra queste spicca la Sampdoria, con cui conquistò la Coppa Italia nel 1985.
Anche in questa occasione dimostrò la capacità di costruire squadre solide, organizzate e competitive.
Il suo nome rimase così legato ad alcune delle pagine più significative del calcio italiano degli anni Ottanta.
Un allenatore, ma anche un educatore
Molti ricordano Bersellini non soltanto per le vittorie.
Era un tecnico che poneva grande attenzione alla crescita dei propri giocatori.
Disciplina, rispetto e spirito di squadra erano principi che considerava fondamentali.
Questa impostazione rifletteva un modo di vivere lo sport che andava oltre il risultato.
Per questo motivo è ancora oggi ricordato con grande stima.
Il ritorno a Borgotaro
Il rapporto con Borgo Val di Taro non si è mai interrotto.
La comunità ha continuato a considerarlo uno dei propri personaggi più rappresentativi.
Nel tempo il suo nome è entrato a far parte della memoria collettiva della città.
Nel 2023 Borgo Val di Taro gli ha dedicato una giornata commemorativa e un murale, inserendolo nel progetto culturale MutaMenti.
Questo omaggio racconta il forte legame tra il territorio e uno dei suoi figli più illustri.
Un simbolo dello sport borgotarese
La figura di Eugenio Bersellini dialoga naturalmente con altri protagonisti dello sport nati a Borgo Val di Taro, come Guido Del Grosso, Marcello Gazzola, Fabio Borzoni e Bruno Raschi.
Insieme raccontano una tradizione sportiva che attraversa generazioni e discipline diverse.
Cronologia
1936
Nasce a Borgo Val di Taro il 10 giugno.
1978
Conquista la Coppa Italia con l’Inter.
1980
Vince il Campionato Italiano con l’Inter.
1982
Conquista una seconda Coppa Italia con l’Inter.
1985
Vince la Coppa Italia alla guida della Sampdoria.
2017
Muore a Prato il 17 settembre.
2023
Borgo Val di Taro gli dedica un murale e una giornata commemorativa.
Cosa vedere
Borgo Val di Taro
La città dove ebbe origine la sua storia.
Il murale dedicato a Eugenio Bersellini
Omaggio contemporaneo della comunità al suo allenatore più celebre.
Gli itinerari del progetto MutaMenti
Percorso dedicato ai personaggi che hanno reso famoso Borgo Val di Taro.
I luoghi della tradizione sportiva locale
Campi, impianti e spazi che raccontano la passione sportiva della valle.
Perché ricordarlo
Eugenio Bersellini rappresenta una delle figure sportive più importanti nate in Val Taro.
La sua carriera racconta il valore della disciplina, della competenza e del lavoro quotidiano.
Per il visitatore contemporaneo è un esempio di come le qualità maturate in una comunità appenninica possano diventare un patrimonio riconosciuto a livello nazionale.
Il soprannome di “sergente di ferro” continua ancora oggi a evocare il suo carattere deciso, ma dietro quella definizione si trova soprattutto la storia di un uomo che portò il nome di Borgo Val di Taro ai vertici del calcio italiano, senza dimenticare le proprie radici.